Archivi autore: Giovanni Ferraro

Perché l’esperienza musicale?

Perché l’esperienza musicale?
Spesso mi sono chiesto quale fosse la qualità migliore e più
importante per un musicista.

Percorrendo la mia vita professionale, la risposta è stata
univoca: L’esperienza musicale.
Certo sarebbe stato bello se questa particolare qualità l’avessi
potuto imparare a scuola ma, aimeh, l’esperienza musicale si
fa sulla propria pelle e dopo anni di duro lavoro.

Perché sono arrivato a questa conclusione?

Cosa mi ha convinto in questo senso?

La convinzione è che se avessi avuto l’esperienza musicale di
una vita da musicista, molti errori li avrei potuti evitare e avrei
reso mille volte migliore la mia esperienza musicale.

Adesso ti racconto di alcuni errori che ho fatto e che se avessi
avuto l’esperienza di cui ti parlo non avrei sicuramente fatto.

La mia prima scrittura da percussionista in un’orchestra
professionale è stata per l’esecuzione del settimo concerto
di Petrassi.

Una sinfonia che non presentava grandi difficoltà per la parte
che dovevo realizzare…  suonare una parte marginale di
percussione.

Ebbene, dopo la prima pausa ero completamente nel panico
e mi ero perso completamente, non riuscivo a seguire.

Adesso mi viene da ridere, perché quella parte era davvero
facile vista con gli occhi di ora dopo una vita passata nella
musica e dall’alto della mia esperienza musicale ma…cosa
era successo allora? E qual era stata la difficoltà incontrata?

Semplicemente il brano in questione era con una scrittura
che spesso cambiava tempo, cosa che in qualche modo
avevostudiato con il solfeggio ma che non mi aveva dato la
necessaria preparazione per affrontare quella semplice parte,
dicosemplice perché era davvero così, niente a che vedere
con la complessità ritmica delle partiture di Stravinsky.

A quei tempi, la conoscenza del solfeggio non arrivava a
quella complessità ritmica che mi avrebbe fatto superare
facilmente le partiture di Stravinsky e quelle ancora più
complesse di Messiaen o Boulez.

Dopo quell’esperienza, ho lavorato e studiato per colmare
tale lacuna e devo dire che per me suonare una partitura
con tempi semplici o con tempi complessi come quelli di
Stravinsky è assolutamente naturale anzi, devo dire che
mi trovo quasi meglio nelle partiture ritmicamente complesse.

Che cosa ha fatto la differenza allora?

Semplicemente la preparazione specifica cioè: la

contestualizzazione ovvero l’esperienza pratica di suonare
in un contesto complesso insieme agli altri musicisti.

Che cosa voglio dire con questo!

Semplicemente che…a parte le lacune scolastiche di quei
tempi, il solfeggio è importante ma quello che fa la differenza
è passare dalla teoria di fare il solfeggio all’esecuzione vera
e proprie delle parti reali che esistono nel repertorio
musicale cioè: la contestualizzazione.

Ecco l’insegnamento e cosa mi suggerisce l’esperienza
musicale… studia il solfeggio ma dopo esegui il repertorio
musicale con il tuo strumento il più possibile vario,
abbracciando tutte le varie evoluzioni ritmiche…contestualizza,
cioè fai esperienza musicale o trova qualcuno che ti comunichi
la sua esperienza musicale.

Perché la contestualizzazione è così importante?

Provo a semplificare con questo esempio: Chiunque è in
grado di andare in bici ma, prova a pensare di andare in bici
con altri 20 o altri cento ciclisti.

Ti assicuro per esperienza diretta che, tutto cambia; devi
osservare delle regole rigide, stare attento a chi è davanti,
a chi è dietro, a chi accelera, a chi rallenta a chi deve
mangiare o deve fare il bisognino fisiologico, devi affinare i
tuoi sensi, in poche parole devi stare in una situazione
complessa.

Lo stesso è con la musica, studiare da soli serve fino ad un
certo punto ma contestualmente devi entrare nel
meccanismo complesso della musica cioè fare la musica
insieme con gli altri, un mondo che puoi capire solo
entrandoci dentro.

Questo è quello che ti farà crescere veramente.

M° Giovanni Ferraro

I bambini farfalla ci volano nel cuore

I BAMBINI FARFALLA CI VOLANO NEL CUORE

LA CONQUISTA DELLA ROSA.

Il tiepido tocco della primavera le aveva destate.

Leggere, colorate, delicate, agghindavano la nuova stagione di armonia.

Avevano iniziato il loro volo, adagio, a piccoli, brevi voli circolari sul prato.

Minuscoli graziosi volteggi: per atterrare sulle corolle di fiori morbidi e tenui, dove trovare ristoro.

Non osavano posarsi sulla rosa, le spine dello stelo, le spaventavano.

Se le avessero solo sfiorate, la sottile, fragile pellicina delle loro ali si sarebbe rovinata irrimediabilmente.

La rosa era così bella però, ne avrebbero voluto fiutare la fragranza, ne avrebbero voluto

percepire la morbidezza, avrebbero voluto riempire i suoi petali di carezze.

Ma lo stelo carico di spine era un ostacolo che le intimoriva.

Sulla corolla di una margherita bianca, la farfalla Iris, sfoggiava i suoi stupendi colori, e pensava. Guardava con ammirazione la rosa rossa a pochi passi da lei. Meditava su come poter planare sui quei petali vellutati, senza incontrare le spine acuminate.

Era così vicina alla rosa, sarebbe bastato un minuscolo volettino per poterla raggiungere, ma il timore glielo impediva.

Dalla sua panchina, Giulio guardava la piccola farfalla.

La mamma lo accompagnava spesso su quel prato e lui si divertiva ad osservare ogni filo d’erba ed ogni piccolo animaletto dell’ habitat.

Era felice Giulio, di essere lì, anche se non poteva correre e camminare come gli altri.

Le sue gambe erano a riposo fin dalla nascita.

Era veramente bella quella farfalla, un esemplare raro, forse unico, aveva i colori dell’arcobaleno, non ne aveva mai viste di così particolari, neppure sul libro di farfalle, che gli aveva regalato il babbo.

Eppure c’erano ben trecento esemplari.

Mentre la osservava con interesse, percepì che c’era qualcosa che angustiava il piccolo insetto.

Si fece trasportare dalla mamma, vicino alla margherita.

La farfallina aveva le antenne rivolte in giù, e la testina voltata verso la rosa.

-Vuoi volare sulla rosa? -chiese Giulio. -Vai, spicca il volo e raggiungila”

La farfalla rimaneva ferma e malinconica, con le zampette aggrappate alla margherita che godeva della sua compagnia.

Giulio, la guardava senza capire.

Poi appoggiò lo sguardo sulla rosa, percepiva il suo tenue profumo, e la visione di quel superbo fiore ebbe il potere di rasserenarlo.

-Vai farfallina vola!- Ripeteva Giulio ad Iris, -la rosa ti aspetta!-

La farfalla lo guardava, ma rimaneva ferma.

Il ragazzino, comprese che c’era qualcosa che impediva ad Iris di trovare il coraggio di prendere quella decisione, rimase per un momento sconcertato.

Le spine della rosa di un luminoso verde, spiccavano sul bellissimo fusto eretto, e le conferivano un fascino particolare.

Nonostante fossero troppo affilate e pronte a pungere chiunque si avvicinasse loro, senza la dovuta cautela.

-Perché tu che sei la regina dei fiori hai queste spine così appuntite?”- Chiese Giulio alla rosa.

– Servono per difendermi dagli animali erbivori, rispose il magnifico fiore

-Posso togliertene solo due? Sai quelle più in alto, proprio vicino a te! Così Iris potrà raggiungerti senza rischiare di ferirsi-

La rosa annuì, ammaliata dal tono gentile del ragazzo, che con l’aiuto di mamma Silvia, tolse con delicatezza, solo due spine al fusto, come promesso.

Non aveva ancora terminato, l’operazione, che la farfalla dalle ali arcobaleno, si era già adagiata sulla rosa, con le antenne rivolte verso il cielo, ed i colori splendenti di felicità.

La rosa aveva intensificato il suo colore arancio da far invidia al sole d’agosto.

La contentezza, della farfalla e della rosa, arrivò a Giulio in un’ ondata di calore. Un’ondata di soddisfazione lo pervase.

Sulla sulla sua faccia, un sorriso partì dall’orecchio destro, fino al sinistro.

Un tenue raggio di sole, carezzava farfalla e rosa, per atterrare sul corpo di Giulio in un abbraccio di luce.

Serenella Menichetti.

Certo che puoi fare una magia!

 

 

 

 

Certo che puoi
fare una magia,
ora ti spiego,
non è una bugia.

Si tratta di usare
solo l’ingegno,
per trovare una strada
ci puoi mettere impegno.

 Se uno più uno
fa sempre due,
se prendi due galline,

Tutte le uova son tue.

Se sei fresco solo di mattina,
manda a tutti una cartolina,
arrivederci,
ci vediamo presto,
torno più tardi,
ma per ora esco.

Quindi il segreto
è tutto qua,
trova in ogni ostacolo
un’opportunità

Monica Bisi