Archivi autore: Giovanni Ferraro

Ave Maria Gregoriana

Sembra facile cantare l’Ave Maria Gregoriana!

Apparente sembra così!

In realtà, cantare un canto Gregoriano presenta difficoltà non facili da superare.

La prima cosa, che in realtà è la più difficile da superare,  è quella di dimenticarsi della cultura musicale che armai fa parte della nostra natura.

  • In primis il senso del ritmo!

Vuoi o non vuoi, quando cantiamo qualcosa, siamo portati istintivamente a dargli un senso ritmico suggerito dalla cultura musicale acquisita.

Questo contrasta maledettamente con il ritmo che deve avere un canto Gregoriano che non è, assenza di ritmo ma il ritmo suggerito dalla recitazione, come suggeriscono alcuni studiosi.

  • La seconda cosa da tenere presente, riguarda il senso emotivo e spirituale del messaggio.

Per questo motivo oltre a comprendere il senso delle parole, bisognerebbe avere una preparazione musicale specifica su come scrivevano i compositori di questi canti Gregoriani.

Solo così ci si potrà avvicinare ad una interpretazione corretta.

  • Terzo la scrittura.
    Pur nella sua apparente imprecisione, è precisa nella sua libertà, infatti, l’interpretazione va realizzata all’interno di questa libertà, non facendosi  condizionare dalla cultura ritmica e melodica acquisita.

27 Gennaio, giornata della memoria dello Shoah per non dimenticare!

Per il giorno della memoria (27 gennaio), le televisioni, la stampa, ed associazioni socio-culturali si mobilitano ad una attività di sensibilizzazione  ai suddetti problemi con filmati, conferenze etc. etc..

L’obiettivo principale è quello di sensibilizzare i bambini di età inferiore ai 12 anni ai problemi riguardanti l’emarginazione, le diversità e il razzismo. Ho raggruppato in questo nuovo post ciò che di interessante ho sparso per il mio blog, in modo da trovare tutto sotto mano.

In particolare trovi la ormai famosa “La storia della cipolla del casale” un racconto musicale che parla di emarginazione e di amicizia.
Composizione che, usando un linguaggio basato sulla fiaba ed il racconto musicale, è perfettamente comprensibile  ai bambini di questa età. Puoi scaricare:

Inoltre ti consiglio di visitare queste pagina dove trovi altre idee e suggerimenti:

Per non dimenticare

Un fiocco di neve sa sempre dove cadere

Favole – l’orso saggio

 

BABÀNJA (favola della befana)

In un paese lontano, in mezzo a una vallata c’era una bella casetta, nel verde e isolata.
Lì ci abitavano due gran belle persone: una dal corpo sfiorito, l’altra un bocciolo in fiore.

La piccola Anja la sua nonna aiutava e gli alberi e i campi innaffiava e curava.

Un triste giorno la vecchia Babcia sparì, e lasciò ad Anja una lettera, con scritto così: “Ricorda: l’albero del campo più alto di tutti innaffialo alla sera, darà sempre buoni frutti; l’albero invece che sta in mezzo al giardino, darà frutti cattivi, bagnalo sempre ogni mattino.

Sono importanti entrambi, capirai un giorno il perché, presto li sentirai parlare, ma non avrai bisogno di me: sei quasi pronta, lo sento, saprai che cosa fare; ti sto lasciando sola per poter imparare, ma quando tutto sarà compiuto tornerò da te, sei la mia piccola stella, la più splendente che c’è”.

-Nonna ma ti avevo chiesto una storia sulla befana!
-Certo Annina, fammi continuare e vedrai.
-Mi avevi anche detto che era una storia vera.
-È così mia cara. Dov’ero rimasta?

-Alla fine della lettera che ha lasciato la Babcia
-Ah sì ecco; dunque: I giorni passavano e la piccola Anja sempre innaffiava, mentre l’autunno stava per finire e l’inverno arrivava.

I primi giorni di dicembre ecco che qualcosa cambiò: vicino a ognuno dei due alberi un grosso cesto spuntò.
“Serviranno per raccogliere i frutti”,  Anja pensava, ma cercando sugli alberi, ancora non ne trovava.

Il dieci di dicembre Anja in giardino si spaventò: dai due alberi da frutta qualcuno parlò.

Si udivan tante voci, in lingue differenti parlavan tutte insieme, che baccano, accidenti! Erano i bambini di tutto il mondo intero, che facevano nel sonno un discorso sincero, confessando di quell’anno le belle e brutte azioni e dichiarando per il nuovo anno le loro intenzioni.

Anja li ascoltava sempre dopo che aveva innaffiato e un dì si accorse che sui rami qualcosa era spuntato…

Erano forse quelli i frutti? Sembrava una follia, ma ecco che dal cielo tornò la Babcia, come per magia.

Mise nelle ceste i frutti, e la piccola Anja l’aiutava mentre spiegazioni a raffica le domandava; tra un frutto di carbone e frutti di gelée alle more, la Babcia le disse soltanto queste parole: “Piccola Anja prenderai il mio posto, ormai hai imparato; porterai ai bambini il frutto di ciò che han seminato.

L’Epifania ricordati è la manifestazione semplicemente dell’azione e dell’intenzione”
-Fine della storia Annina.
-Ma allora nonna quella era la Befana! –

Così sembra -E quindi siamo noi, nel sonno, che le raccontiamo quello che abbiamo fatto e quello che abbiamo intenzione di fare! -proprio così -e lei fa crescere i nostri frutti -siamo noi che li facciano crescere, lei ce li porta, manifestando a noi le nostre intenzioni.

Questo è il messaggio importante della storia: LA CALZA È TUA, NON L’HA MESSA LEI E CI TROVI DENTRO QUELLO CHE SEI!

-Non è di certo una storia vera però, mi hai imbrogliata Nonna Anja si alzò e prese una vecchia fotografia dalla mensola; sopra c’erano due figure femminili abbracciate.

Quanto le mancava la sua Babcia! Ora anche lei era nonna, era Babànja, e presto a sua nipote avrebbe dovuto insegnare un mestiere.
Per oggi le aveva dato la prima lezione. La più importante.

-Elisabetta de Michele-