Cantare  la Musica Sacra come preghiera e lode a Dio ovvero la musica al servizio della parola.

Cantare  la Musica Sacra come preghiera e lode a Dio ovvero la musica al servizio della parola.

Premessa

Il canto e la musica hanno sempre avuto un ruolo significativo nelle celebrazioni liturgiche, un ruolo che, andando oltre il dato estetico presente in ogni espressione artistica dell’uomo, diviene elemento di stupore, di lode e di contemplazione che permette alla liturgia di poter meglio esplicare la sua finalità: essere “glorificazione di Dio e santificazione di fedeli” (cfr. SC 10). In questo senso “la musica sacra è parte necessaria e integrante della liturgia” (SC 112).

Aiutare i fedeli ad entrare nel clima di preghiera, con sobrietà e proprietà, per orientare e favorire l’apertura al mistero, è compito primario del canto liturgico che, proprio per questo, deve possedere requisiti teologici e artistici tali da essere degno del ruolo che svolge in rapporto a ciò che si celebra esaltandone la carica emotiva!

Nascono da queste premesse alcune esigenze fondamentali che debbono essere tenute presenti a partire dalle norme date dai documenti conciliari e post-conciliari.

Una lettura attenta di questi documenti è necessaria e doverosa per quanti voglio mettersi al servizio della liturgia attraverso l’animazione musicale.

Il canto gregoriano è il canto sacro per eccellenza nelle rappresentazioni liturgiche, come suggerito dal  Concilio Ecumenico Vaticano II.

Questo significa che, i canti che non sono nel repertorio del canto Gregoriano,  devono comunque rispettarne le caratteristiche.

Quali sono le caratteristiche principali del canto Gregoriano?

Il canto Gregoriano è musica al servizio della parola, ciò significa esaltare il contesto emotivo della narrazione liturgica.

Uno degli impedimenti maggiori alla comprensione del canto Gregoriano e dato dal fatto che, la scrittura musicale risponde a dei codici che sono lontani dalla nostra percezione musicale ed usa i modi Gregoriani, la simbologia e altro!

La nostra cultura musicale si basa sull’attrazione musicale armonica e dal senso ritmico binario o ternario ciò influenza  negativamente la comprensione del canto Liturgico.

Ecco alcuni suggerimenti su come cantare nelle funzioni liturgiche sia che sia canto Gregoriano che non:
Anche quando si esprime la lode gioiosa, il suono sarà più partecipato ma non dovrà essere grossolano o gridato.
Prima di cantare, sarà utile capire cosa si canta.
Quando si canta è logico ricordarsi che ci stiamo rivolgendoci a Dio, non siamo solo cantanti o musicisti; anche chi non ha il dono della Fede, deve ricordarsi che stà praticando il canto sacro per eccellenza e quindi sia attento nel comportamento e nell’espressione, rimanendo nell’ambito della lode e della preghiera.

In chiesa, negli spostamenti , i cantori si muoveranno pacatamente senza guardarsi in giro per salutare o per farsi notare, ma con l’umiltà di chi sta compiendo un importante azione liturgica e culturale, con professionalità e buon gusto.

E’ necessario pronunciare bene il testo, il testo della preghiera cantata può essere molto interiore ma dovrebbe essere anche capito da chi ascolta, si trovi il giusto equilibrio tra interiorità e comunicazione.

  • Non si canti mai di gola, quando le note salgono è necessario girare il suono di testa, sarà così possibile una migliore intonazione.
  • Per salire bene, nelle note alte le vocali devono essere rimpicciolite, partecipate e pensate.
  • Attenzione alle note acute di passaggio, solitamente sono calanti perché gli si dà poca importanza.
  • Le “A” non devono essere troppo aperte ma devono tendere leggermente alla “O”. Le “I” devono essere cantate pensando alla forma grafica della “I” in verticale, altrimenti tendono alla “O” e calano.
  • Si canti osservando il ritmo della parola, le note, i neumi del canto servono ad evidenziare il testo nel suo significato, quindi il canto avrà un “ritmo verbale” non sillabato (il ritmo del testo parlato, è il ritmo del testo cantato).
  • Le frasi vanno sempre vissute, partecipate, slanciate all’inizio e riposate al respiro, all’interno della frase tutto scorrerà legando da neuma a neuma o da nota a nota.
  • Negli intervalli di terza, quarta, quinta non collegare i suoni glissando come nell’opera lirica, ma con l’aiuto di un ipotetica “H” davanti alla vocale e un leggero rigonfiamento del suono (breve e delicata messa di voce) si passi da un suono all’altro senza portamento o collegamento di note intermedie.
  • Le note finali non devono ripiegarsi nella conclusione del loro suono ma devono essere sostenute nell’intonazione, la bocca deve rimanere aperta fino al termine della produzione del suono; le note finali di semifrase o frase non siano brevi ma leggermente allungate e abbiano, un leggero rallentato.
    Le “N” finali devono risuonare leggermente nel naso con la lingua appoggiata al palato.

Il gregoriano è canto del silenzio, nasce dal silenzio e ritorna al silenzio ed è proprio qui che troviamo la massima espressione comunicativa arrivando a volta anche a percepire la nostra natura spirituale.

Prima di cantare sarà bene fare qualche vocalizzo e poi servirà unicamente silenzio e concentrazione, la Musica Sacra è un sacro ministero, ricordiamoci l’importanza che ha il canto gregoriano nell’ azione liturgica.

Terminato il canto è doveroso e gradito il silenzio nel quale riecheggia la spiritualità del canto gregoriano.

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