COMETA, la slitta e la scuola di volo – Seconda parte

 

Eccoci qui per la seconda parte della nostra storia in cui la renna Cometa e i suoi amici Ballerina, Fulmine, Donnola, Freccia, Saltarello, Donato e Cupido continuano i loro studi per imparare a volare.

Dopo le vacanze estive, passate ognuna con la propria famiglia, tutte le renne rientrarono a “Santa’s Flight” e occuparono la fantasmagorica aula del secondo anno.

Era molto speciale, e per tanti motivi: vuoi perché era più grande, vuoi perché loro erano più grandi, vuoi perché si trovava a un piano più alto della scuola e vuoi perché leggere quel “2” sulla porta di quell’aula faceva sentire più bravi e più importanti Cometa e i suoi amici, che, ormai, sono anche nostri amici.

La seconda classe era sicuramente più difficile della prima, ma era così bello sapere di essere già a metà strada, visto che mancava solo un anno e mezzo al primo volo nella Notte Santa, che tutte quelle ore di studio in cielo e in terra, erano diventate piacevoli.

Questo anche perché la sera, finiti tutti i compiti, le piccole renne potevano giocare ai loro giochi preferiti: Acchiapparenna, Renna comanda color, Pignavolo, Salto alle corna, Volta Ren, Torneo di scalcio, Pignacola, Rennacraft, Zampa libera tutti, Bowling di neve e tanti altri.

Le ore di lezioni di volo erano sempre di più, e le nostre allieve renne ora non volavano più da sole, ma a coppie.

Ogni settimana Icaro, l’insegnante, sceglieva a due a due le renne che dovevano allenarsi insieme e la settimana dopo le coppie venivano cambiate.

Un po’ come accade nelle scuole dei cuccioli d’uomo, quindi, forse, capita o è capitato anche a te che stai leggendo, in cui i maestri scelgono i vicini di banco e poi dopo un certo numero di giorni vengono cambiati i posti.

Non era per niente facile volare in due: c’era chi voleva andare a destra e chi a sinistra, chi voleva volare più veloce e chi più piano, chi cercava di volare più su e chi, invece, voleva volare più in basso.

Bisognava mettersi d’accordo ed era un grande caos; infatti, a guardare da lontano quelle piccole slitte a due che portavano le nostre renne, sembrava di vedere qualcosa che volava all’impazzata come quando si toglie il dito ad un grosso palloncino gonfiato ad aria e questo inizia a svolazzare di qua e di là senza controllo (se non avete mai provato vi consiglio di farlo: andate a gonfiare un grande palloncino e poi non annodatelo e lasciatelo scappare dalle mani. Divertimento assicurato!).

Icaro si arrabbiava tantissimo e volavano altre cose, oltre alle slitte impazzite: tante note sui diari.

In realtà, pur sembrando delle renne ubriache che sbandavano nel cielo, cosa impossibile perché bevevano solo acqua o tuttalpiù latte, Cometa e gli altri suoi compagni imparavano molto durante questi voli un po’ pazzi: a conoscersi.

Tutte loro, ad esempio, ormai sapevano che: – Saltarello amava saltare nel cielo, quindi chi volava con lui doveva avere un volo più leggero e senza scatti, perché ne faceva già fin troppi lui, altrimenti, il povero Babbo Natale, se fosse salito, avrebbe vomitato tutto il cenone della vigilia, pandoro compreso

– Ballerina amava danzare nel cielo, quindi chi volava con lei doveva stare ai suoi passi e farsi guidare, altrimenti succedeva come a due ballerini che non sono molto bravi a danzare insieme e si pestano i piedi durante i passi di danza. Fa molto male, credetemi

– Cupido si innamorava di ogni cosa bella che vedeva mentre era in volo, quindi chi volava con lui sapeva che doveva cercare di distrarlo e, se non ci riusciva, di tenere il controllo, perché la renna, innamorata persa ad ogni secondo, si imbambolava e non pensava più alla slitta, che rischiava di precipitare

– E così via… Più passava il tempo e più le slitte a due iniziavano a volare meglio; quando Icaro vide che tutte le coppie di renne riuscivano a compiere dei voli bellissimi insieme, decise che il momento era arrivato: il secondo esame, cioè la prova che, se superata, faceva passare al terzo ed ultimo anno di scuola.

Cometa era la più piccola e fu la prima a essere legata alla grande slitta, uguale identica a quella di Babbo Natale; poi via via, in ordine crescente, cioè dalla più piccola alla più grande, furono legate anche tutte le altre sette renne.

Per superare l’esame, la grande slitta trascinata da tutte le otto renne della classe, doveva partire dal posteggio delle slitte in Via del Volo, fare un lungo percorso tra i tetti del paese vicino e tornare indietro al punto di partenza; ma la cosa più difficile era che la scia luminosa che tracciava nel cielo la slitta magica nel suo volo, che era come quella bianca degli aerei soltanto che era dorata e glitterata, doveva essere armoniosa e lasciare un bel disegno.

La prova iniziò.
Cometa e i suoi amici si erano allenati a due a due, ma tutti insieme mai; riuscire a sentirsi tutti quanti e a capire cosa sta facendo uno e cosa sta per fare l’altro era difficilissimo.

Era ancora più difficile di quando, a musica, ognuna di loro suonava il proprio campanello e tutti insieme dovevano formare una melodia.

Sembrava di essere in un luogo con molta gente in cui ogni persona parlava e tu, che parlavi a tua volta, dovevi ascoltare e capire cosa dicevano tutti gli altri in mezzo a quella confusione.

La slitta non stava andando molto bene e le piccole renne erano nervose; e più si innervosivano più perdevano la calma, e più perdevano la calma più perdevano la concentrazione, e più perdevano la concentrazione più non si sentivano tra loro, e più non si sentivano tra loro più la scia della slitta era uno scarabocchio.

Finalmente la voce di Icaro si fece sentire e le aiutò, dicendo queste parole: “calma e armonia sono buone amiche, dove c’è una c’è l’altra.

Avete perso la calma perché eravate abituate a stare in poche, a due a due, a stare nel vostro piccolo cerchio; allargatelo questo cerchio ora.

Quando siete venute qui in questa scuola, eravate abituate a stare con la vostra famiglia e non sapevate stare con le vostre compagne; pian piano avete imparato a stare insieme e ora siete amiche inseparabili.

Nella vita accade sempre così.
Imparate ad allargare il cerchio in cui state.

Dopo aver ascoltato queste parole, Cometa e le altre renne compresero l’insegnamento e ognuna di loro allargò il proprio cerchio, finché quella slitta non diventò un unico grande cerchio che volava con armonia. E la scia scintillante non lasciò solo un bel disegno, ma scrisse anche una bellissima parola: UNIONE.

La prova fu superata; il bello di questo esame era che o lo passavano tutti, o nessuno.
Non c’erano vincitori o perdenti.
C’era la squadra intera, che era pronta oppure no. E si era dimostrata pronta.
Passarono quindi al terzo livello, che per loro era l’ultimo anno di scuola.

In terza giunsero per loro nuove sfide e nuovi esami da superare, ma questa è un’altra storia e noi siamo giunti alla fine della seconda parte del racconto; durante la vostra attesa di qualche giorno per poter proseguire la lettura di questa storia fantastica, vi consiglio di fare tesoro dell’insegnamento imparato, direi piuttosto in fretta, da Cometa e dai suoi amici.

RIUSCITE VOI A VIAGGIARE NELLA CALMA ALLARGANDO IL VOSTRO CERCHIO FINO A SENTIRE LA SQUADRA, CHE È L’UMANITÀ INTERA, IN MODO DA POTER RAGGIUNGERE IL VOSTRO TERZO LIVELLO?

Fine seconda parte

Elisabetta de Michele

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