Educare è… educazione della sensibilità

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Ho visto questo video e letto questo estratto del libro “Noi. Genitori & Figli”, illuminante dal punto di vista educativo.

…a scuola abbiamo imparato le classificazioni botaniche, i nomi latini, le formule chimiche, parole che abbiamo dimenticato…nessun professore ha attirato la mia attenzione per la bellezza di un albero, il volo di un uccello, il colore di una foglia, la melodia di una musica, sembrava che le scuole fossero interessate a farmi innamorare delle parole e non a farmi appassionare sul loro significato.

…Chi non assume la sensibilità di un bambino, non potrà vedere e non sarà mai saggio.

Fantastico, io lo penso sempre, bisogna ridiventare bambini per diventare saggi e per vedere.

Gli occhi, sono le finestre per vedere il mondo, occhi di un bambino che abbia educato la sua sensibilità.

Questo è il compito vero della scuola e degli insegnanti, educare la sensibilità dei bambini, fargli conoscere la bellezza del mondo attraverso i loro occhi.

Abbracciare un albero, dare da mangiare ad un uccellino, farsi un bagno in un fiume, far conoscere la bellezza della musica attraverso le orecchie.

Vedere e andare oltre le forme, ascoltare la musica e andare oltre le note musicali…questa è la sensibilità da ricercare.

 

La capacità creativa dello sguardo

«(…)Un bambino lasciato senza parole o gesti di affetto muore o impazzisce. Un adolescente privato dello sguardo dei genitori é orfano di quegli occhi che consentono di accettarsi nella sua unicità, fatta di punti forti e punti deboli. L’uomo ha bisogno dell’uomo per diventare tale.(…) C’e una capacità creativa nello sguardo umano, come quello di Michelangelo sul blocco di marmo: lo sguardo può determinare l’altro. Infatti, per amare noi stessi, secondo quanto detto sul cucciolo d’uomo, abbiamo bisogno di riceverci dagli altri. Non possiamo dire “io”, se prima non impariamo a dire ”tu”, e questo vale per il bambino come per l’adulto.

Solo chi si dona a un altro può dall’altro ricevere se stesso e amare se stesso. Abbiamo bisogno di questo sguardo liberante che ci consente di vedere chi siamo e quale bene sia la nostra vita per la comunità umana. Lo sguardo innamorato ha un potere profetico e trasformante. Chi ci ama ci guarda in un modo che allo stesso tempo ci consente di essere noi stessi e ci spinge a essere “più di noi stessi“, ci fa percepire la nostra vita per quello che é: dono e compito. (…) La bellezza di una persona è la grazia che una persona emana, e la emana quando la sua unicità volge verso la sua pienezza, quando occupa il suo posto nel mondo, quando realizza il suo dinamismo interiore: La sua vocazione.

I garanti di questo compimento sono Dio e gli uomini. Agli uomini è affidata una parte, con i rischi che questo comporta. Ma anche Dio si fa garante, con il suo sguardo mai assente, anche quando gli uomini possono venire meno».

Tratto da Alessandro D’Avenia in “Noi. Genitori & Figli

17 pensieri su “Educare è… educazione della sensibilità

  1. Pat

    Che Dio si faccia garante della nostra vita è una santa verità, ma l’uomo purtroppo non si fa garante per nulla, e con quella piccola parte di libero arbitrio riesce a distruggere tutto. Non sarebbe così se non stessero succedendo nel mondo le peggio cose, sia in termini di natura che di guerre e guerriglie. Per fortuna l’uomo la sensibilità la tira fuori nel grande amore per i figli, e più è ricettivo in questo e più ha la capacità di donare al bambino che cresce in seno alla famiglia. Quel bambino che è stato già in una parte di noi e che oggi possiamo trasferire nell’altro io. Diamogli il meglio e pretendiamo che siano appagati da tanta sensibilità; questa è una risposta alle nostre grandi aspettative della vita.

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  2. Pat

    Vi ricordate il pulcino ballerino?
    Ti tic to, ti tic to, un pulcino ballerino, una danza inventò, ti tic to, ti tic to.
    I nostri pulcini ascoltano il ritmo che produciamo, basta soltanto indegnarglielo con amore ed il ritmo sarà più intenso, come il battito del cuore pieno d’amore

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  3. Pat

    Un pulcino appena nato,
    va beccando giù nel prato…
    ma la mamma chioccia intanto,
    non gli toglie mai lo sguardo.
    Mentre il piccolo la copia
    e ripete ogni cosa,
    lei lo guarda attentamente
    per capir cosa comprende.!!

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  4. carmen.carraro@mail.it

    questo video, queste parole toccano l’anima! grazie un regalo bellissimo….
    qualcuno ha scritto “Non si insegna ciò che si sa, si insegna ciò che si è'” e se non si possiede una certa sensibilità…come si può insegnarla?
    stupendo il tema dello sguardo…offre una riflessione sui tanti modi di guardare e sul significato che diamo ad uno sguardo…
    lo sguardo che vede, guarda, osserva, giudica,valuta, trafigge.
    lo sguardo stupito, sprezzante, disincantato, incoraggiante, implorante.
    lo sguardo sul mio corpo, nel tuo sguardo.
    lo sguardo spento, limpido, vivace, sereno, espressivo.
    lo sguardo diritto davanti a sè, che si posa per terra, che si perde in lontananza. lo sguardo interiore.
    qualche volta sediamoci semplicemente ad osservare un bambino mentre disegna. poche volte l’ho visto fare. osserviamo in silenzio. ascoltiamo la traccia del suo segno dentro di noi e capiremo senza parole quel bambino che abbiamo davanti.
    grazieeee!

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    1. admin Autore articolo

      Grazieeee! ma sono io che ti ringrazio per il tuo commento e per aver ampliato i modi di guardare attraverso gli occhi e poi ti do il mio benvenuto al tuo primo commento… torna presto in questo blog

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  5. Antonio

    Il testo del video è tratto da “Educar” di Rubem Alves, un mago della parola, uno degli intellettuali più conosciuti e rispettati del Brasile. Di lui è stato scritto che è un “suscitatore di sensazioni, di emozioni, di fantasie e riesce a risvegliare in chi lo ascolta un mondo di sogni e fiabe che si è addormentato con la fine dell’infanzia in ciascuno di noi”.
    Quella che segue è una sua poesia, che secondo me riassume poeticamente il nocciolo di ogni processo educativo….

    Ci sono Scelte che sono Gabbie e Scelte che Sono Ali

    Le scelte che sono gabbie esistono affinché i passeri
    dimentichino l’arte del volo.
    Passeri imprigionati sono passeri sotto controllo.
    Imprigionati, il loro proprietario può portarli dove vuole.
    I Passeri imprigionati hanno sempre un padrone.
    Rinunciano ad essere passeri.
    Perché l’essenza dei passeri è il volo.

    Le scelte che sono ali non amano passeri imprigionati.
    Ciò che amano sono i passeri in volo.
    Esistono per dare ai passeri il coraggio di volare.
    Insegnare il volo, questo loro non lo possono fare, perché il volo
    nasce dall’intimo dei passeri.
    Il volo non può essere insegnato.
    Può solo essere incoraggiato.

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    1. admin Autore articolo

      Grazie Antonio per il tuo prezioso commento e la meravigliosa poesia che io … ho sostituito il volo con la musica e mi pare sia altrettanto eficace.

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  6. wanda

    Bellissimo video. Grazie! In quell'”essenziale” che i bambini ci trasmettono c’è tutto! E’ proprio da lì che si parte….

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  7. milvia di michele

    Che meravigliosa avventura fa vivere l’arte dell’educare! E’ un dono che l’educatore fa prima di tutto a se stesso, poi al bambino che aiuta a crescere ( ex-duco…aiutare il suo sé a venir fuori)
    Forse non c’è un altro lavoro più bello e tremendamente delicato di questo: aprire gli occhi loro per vedere il mondo, e mi pare che il video suggerisca che il ” vedere” non sia solo un mettere a fuoco degli occhi, ma un vedere totale, che coinvolge anche gli altri sensi, anzi tutta la persona, (i sensi, la mente e l’anima)…e la curiosità del vivere. Bellissimo video, da mettere in pratica! Bravi!

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    1. admin Autore articolo

      Cara Milvia,
      la meravigliosa avventura di educare io l’ho scoperto con la musica… fare un concerto per adulti e soddisfacente quando ricevi tanti applausi ma, quando senti gli applausi e la gioia dei bambini in un concerto a loro dedicato, allora non ti arrendi più a niente è questo che bisgona fare.

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  8. Anna

    E’ proprio questo che ho cercato di infondere, nel corso degli anni di insegnamento, nei miei alunni: guardare oltre, non fermarsi a ciò che si vede e basta. Ognuno di noi ha tanto da dare agli altri e questi da dare a noi: questo dare e ricevere però non è immediato, occorre essere educati in questo senso, soprattutto con l’esempio. I frutti di questa “semina” si vedono più avanti nel tempo, bisogna avere pazienza , ma poi il tuo lavoro si manifesta quando meno te lo aspetti. Lo vedo su FB quando alunni ormai uomini e donne mi ricordano e mi mandano messaggi di ringraziamento. Anch’io devo ringraziare loro per avermi dato la possibilità di vedere che ciò che ho fatto in passato, è servito a qualcosa.

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    1. admin Autore articolo

      Carissima Anna, è proprio questo che bisogna fare, seminare in un terreno fertile… perchè i bambini sono un terreno fertilissimo.

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  9. Graziella Pinna Arconte

    Come sempre, caro Giovanni, ci riempi d’incanto. Concordo pienamente con che ha appena detto che non si insegna solo ciò che si ha ma, soprattutto, ciò che si è. Chi ha il bello nel cuore mette in onda bellezza e senso della grandezza del progetto esistenziale che è in ciascuno di noi. Uniti, in questo meraviglioso percorso iniziatico contribuiremo a trasformare il mondo in un pane caldo.

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