Giornata dell’amicizia

 

Amicizia: sentimento speciale ben lo dimostra la Cipolla del Casale!

Un giorno una cipolla, umile ortaggio,
decide di partire per un lungo viaggio
perché vuole cercare qualche cosa
che renda la sua solitaria vita più preziosa.
Nascosto sotto i tanti strati del suo petto
batte un cuore desideroso di dare e avere affetto.

Ma…il mondo non la vuole,
il mondo non l’ascolta…
di lei poco si cura
di lei poco si importa.
Vede solamente il suo aspetto esteriore
senza capire cosa si cela nel suo cuore.

E così come fan spesso tutti i falsi saggi,
con la cipolla sgarbati si mostrano gli ortaggi.
Ma poi, proprio a causa della sua mancanza,
si accorgono che scipita risulta la pietanza.
E proprio allora comprendono il valore
di chi cercava amicizia e amore.

Spesso chi viene ritenuto essere niente
potrà rivelarsi insostituibile ingrediente
che renderà bella e varia la nostra vita
così come un’insalata completa e ben condita.

“la storia della cipolla del casale” in versione rimata grazie a M. Cristina Garruto

 

“la storia della cipolla del casale”

La trovi nel mio libro di favole bestseller su Amazon:

 

 

Il ritmo nelle filastrocche

Per tradizione le filastrocche si recitano ritmicamente.

Senza dubbio il ritmo si acquisisce attravesro una esperienza corporea e quello di recitare le filastrocche ritmicamente è un ottimo esercizio.

Bisogna ovviamente iniziare con delle filastrocche che abbiano un ritmo semplice, per passare successivamente a delle filastrocche con ritmo sempre più complesso e divertente.

Ci si può accompagnare con il battito delle mani o con piccoli strumenti a percussioni!
Oppure si puo costruire una base ritmica con la batteria e recitare sopra la filastrocca.

Lo spunto per questa riflessione mi è venuta da una Filastrocca di Monica Bisi, che ringrazio tanto.

La straordinarietà di questa filastrocca è dato dal fatto che il ritmo cambia ogni piccolo frammento(ogni due righe), un ritmo davvero “eccitante”.

La pubblico volentieri quì e presto farò una spiegazione video dettagliata su come recitarla correttamente!.

Il mio gatto è partito
per un lungo viaggio,
non è ancora tornato,
mi ci vuol coraggio.

Lo abbiamo cercato
per mare e per monti,
ma un gatto fa magie,
sa trovare nuovi mondi.

Perciò ora gli mando
questo messaggio,
non perdo la speranza,
ti aspetto, torna a razzo.

Nel frattempo, caro micio,
ti abbraccio forte forte,
fa che tu stia bene,
ti apriamo già le porte.

Ecco la base ritmica, per essere sincronizzati, tieni presente che ogni due righi devi fare una piccola pausa oppure fai attenzione al piccolo rullato per iniziare un nuovo rigo.

Una Viola al Polo Nord

Una viola al polo nord

Una mattina, al Polo Nord, l’orso bianco fiutò nell’aria un odore insolito e lo fece notare all’orsa maggiore (la minore era sua figlia):  Che sia arrivata qualche spedizione?
Furono invece gli orsacchiotti a trovare la viola.

Era una piccola violetta mammola e tremava di freddo, ma continuava coraggiosamente a profumare l’aria, perché quello era il suo dovere.

Mamma, papà, gridarono gli orsacchiotti.
Io l’avevo detto subito che c’era qualcosa di strano, fece osservare per prima cosa l’orso bianco alla famiglia.

E secondo me non è un pesce.
No di sicuro, disse l’orsa maggiore, ma non è nemmeno un uccello.
Hai ragione anche tu, disse l’orso, dopo averci pensato su un bel pezzo.

Prima di sera si sparse per tutto il Polo la notizia: un piccolo, strano essere profumato, di colore violetto, era apparso nel deserto di ghiaccio, si reggeva su una sola zampa e non si muoveva.

A vedere la viola vennero foche e trichechi, vennero dalla Siberia le renne, dall’America i buoi muschiati, e più di lontano ancora volpi bianche, lupi e gazze marine.

Tutti ammiravano il fiore sconosciuto, il suo stelo tremante, tutti aspiravano il suo profumo, ma ne restava sempre abbastanza per quelli che arrivavano ultimi ad annusare, ne restava sempre come prima.
Per mandare tanto profumo, disse una foca, deve avere una riserva sotto il ghiaccio.

Io l’avevo detto subito, esclamò l’orso bianco, che c’era sotto qualcosa.
Non aveva detto proprio così, ma nessuno se ne ricordava.
Un gabbiano, spedito al Sud per raccogliere informazioni, tornò con la notizia che il piccolo essere profumato si chiamava viola e che in certi paesi, laggiù, ce n’erano milioni.

Ne sappiamo quanto prima, osservò la foca.

Com’è che proprio questa viola è arrivata proprio qui? Vi dirò tutto il mio pensiero: mi sento alquanto perplessa.
Come ha detto che si sente? domandò l’orso bianco a sua moglie.
Perplessa. Cioè, non sa che pesci pigliare.

Ecco, esclamò l’orso bianco, proprio quello che penso anch’io.
Quella notte corse per tutto il Polo un pauroso scricchiolio.

I ghiacci eterni tremavano come vetri e in più punti si spaccarono. La violetta mandò un profumo più intenso, come se avesse deciso di sciogliere in una sola volta l’immenso deserto gelato, per trasformarlo in un mare azzurro e caldo, o in un prato di velluto verde.

Lo sforzo la esaurì.

All’alba fu vista appassire, piegarsi sullo stelo, perdere il colore e la vita.
Tradotto nelle nostre parole e nella nostra lingua il suo ultimo pensiero dev’essere stato pressapoco questo:

Ecco, io muoio…
Ma bisognava pure che qualcuno cominciasse…
Un giorno le viole giungeranno qui a milioni.
I ghiacci si scioglieranno, e qui ci saranno isole, case e bambini.

Gianni Rodari