L’uccellino che non voleva volare

Un uccellino, di nome Piuma, aveva paura di volare.

I genitori avevano provato in tutti i modi ma non c’era nulla da fare, la paura lo bloccava e se si insisteva cominciava a tremare.

Lo portarono dal Dottor Gufo.

gufetto

In attesa di entrare a far la visita videro, seduto per terra, un topino con una benda sugli occhi, perché un gatto birbone, che girava continuamente nei boschi,  lo aveva graffiato e non ci vedeva più.

Mentre aspettavano il loro turno Piuma e il topolino parlarono di tutto e divennero amici.

Quando fu il turno dell’uccellino di entrare si salutarono con la speranza di rivedersi.

Il Dottor Gufo  lo visitò bene, esaminò le ali, e rimase meravigliato del fatto che l’uccellino non volasse, ma, ahimè, non aveva consigli da dare: mamma e papà avevano già fatto tutto quello che lui avrebbe consigliato.

uccellino

Le giornate andavano avanti senza che l’uccellino facesse progressi, stava tutto il giorno sull’albero o dentro il nido, a dormire e a guardare mentre i suoi fratellini volavano da mattina a sera.

Un bellissimo giorno d’estate Piuma, mentre stava sdraiato sul ramo beatamente al sole, vide passare sotto l’albero il suo amico topolino.

Era lui, impossibile sbagliarsi, con la sua andatura cauta e lenta, incespicando continuamente contro qualcosa.

topolino

Per farsi notare fece per eseguire un bel cinguettio ma con la coda dell’occhio intravide il solito grasso gatto che si avvicinava piano piano, pronto a saltargli addosso.

Che fare??? Se lo avesse chiamato non sarebbe servito a nulla, il topolino non poteva correre veloce non vedendoci, c’era solo una cosa da fare……..Aprì le ali e in picchiata volò giù in testa al gatto che, non aspettandoselo, fuggì spaventato.

 

 

Il topolino era salvo grazie a lui. Da quel giorno furono inseparabili, dove andava uno andava l’altro, divennero due grandi amici e Piuma da quel giorno lo protesse sempre, sapendo che doveva tutto a quel simpatico topino.

Per lui aveva imparato a volare e come era bello farlo!

Lucia Barabino

Liscio come l’olio

vecchietto e bambina

Il vecchio camminava lentamente per i viottoli del parco cittadino con la bimba al fianco.

Una pesante artrosi lo costringeva in una posizione ripiegata in avanti.

Si muoveva lentamente sostenendosi con un bastone.

La bimba, Alessia, lo teneva per mano e lo allietava con la sua fresca ingenuità.

Lei voleva tanto bene al nonno, e lui adorava la piccola nipotina che chiamava “la mia farfallina”.

Era una bella giornata di primavera.

Qua e là nel parco numerose persone passeggiavano godendosi la bella giornata di sole, chi a piedi chi in bicicletta chi perfino a cavallo.

Due passerotti si inseguivano in acrobatici quanto incontrollati voli, finirono proprio per incrociare lo sguardo basso del nonno.

Egli rimase per un momento disorientato, agitò le braccia spaventato, perse l’equilibrio e finì per cadere in avanti.

“Nonno!” Gridò la piccola.

L’uomo mise avanti le mani e rotolò goffamente sul fianco lasciando cadere il bastone.

La piccola gli girava attorno spaventata, non sapeva cosa fare, il nonno era troppo pesante per lei.

Arrivarono subito in soccorso una coppia di giovani che stavano facendo jogging.

“Tutto bene signore?” Lo aiutarono ad alzarsi.

Uno dei due giovani inforcò delicatamente gli occhiali al vecchio e chiese di nuovo, “Tutto a posto?”

Il vecchio abbozzò un sorriso, “Tutto liscio. Liscio come l’olio.”

I due giovani spolverarono con le mani la giacca del vecchio e dopo un rassicurato sorriso ripresero la loro corsa rigirandosi più volte.

“Che paura che mi hai fatto nonno.”

“Va tutto bene piccola.” Rispose lui ancora in affanno.

Lei lo fissò puntando l’indice alla tempia e chiese, “Cosa vuol dire liscio come l’olio?”

Il nonno sollevò per lo stupore le sopracciglia, “Non sai cosa vuol dire liscio come l’olio? Quindi non conosci la storia della principessa Margarina?”

vecchietto

La bambina con le braccia dietro la schiena ondeggiò due volte sui fianchi “no…” disse con un filo di voce, cogliendo la gravità del fatto.

“Vieni sediamoci su quella panchina laggiù all’ombra di quel noce.

Questa mancanza va subito colmata.”

Il vecchio si sedette e appoggiò il bastone al suo fianco facendo un sospiro.

“Dicevamo la principessa Margarina… ascoltami bene…”

La piccola Alessia, seduta vicino a lui gli prese il braccio e sgranò gli occhioni.

“Devi sapere che tanto, tanto e tanto tempo fa, in un luogo un po’ più a sud di qui, su una collina alta, alta, c’era un bellissimo castello tutto bianco.

Era fatto tutto di marmo levigato.

Dicono che tutta la montagna fosse di marmo e che il castello fosse stato scolpito sulla sua sommità da decine di abili scultori.

La più grande scultura mai realizzata, che aveva per fondamenta la montagna stessa.

All’alba si accendeva di rosa e al tramonto s’infiammava di rosso…”

“Ooooh…” disse la bimba.

“Proprio così. Era un vero spettacolo. Nel castello vivevano circondati dalle guardie e dalla servitù la regina madre, ormai anziana e la figlia: la principessa Margarina.

Il Re se ne era andato da qualche anno, ormai vecchio.

La regina madre era molto preoccupata perché la giovane figlia non voleva saperne di prendere marito.

Devi sposarti con un principe, Le diceva, e devi avere dei figli altrimenti la stirpe finirà con te. Non puoi restare zitella. Si va bene mamma. Rispondeva, svogliata.

olio

Devi sapere che la principessa era ricchissima, aveva tutto.

Non sapeva cosa farsene di un marito.

La sua vera passione era la buona cucina.

C’era un vecchio cuoco a castello che conosceva tutti i segreti della cucina e l’aveva proprio viziata.

Se fossi più giovane è te che sposerei, gli diceva la principessa, ne sono lusingato ma non posso altezza, rispondeva lui, lei è una principessa e io un umile cuoco.

Lei deve sposare un principe, un giovane principe.

La sua curatrice la visitava di tanto in tanto e le ripeteva sempre le stesse parole: lei ha il sangue troppo grasso altezza. Il suo cuore potrebbe risetirne nel tempo.

Lei faceva spallucce e inghiottiva un altro boccone.

Margarina era una bella ragazza, un po’ robustella, ma a quei tempi le donne piacevano così, e vuoi per la sua bellezza, vuoi per la sua ricchezza erano molti i pretendenti alla sua mano.

Ma lei aveva già tutto ciò che voleva. Un altro suo vezzo che lei teneva in gran segreto, era il piacere di toccare pareti lisce.

L’essere nata in quel castello di marmo l’aveva condizionata.

Passava ore a lisciare con il palmo della mano le pareti della sua stanza. Tanto che le aveva rese lucide come specchi.”

Alessia ascoltava rapita il racconto del nonno e gli accarezzava la grinzosa mano.

La regina madre un bel giorno prese l’iniziativa.

Organizzò per il primo giorno di primavera la festa dei pretendenti.

Scelse dieci candidati, quelli che le erano più piaciuti e li invitò a castello. Ognuno di loro doveva presentare la sua prerogativa.

goccia

“Prerogativa?” Chiese Alessia.

“Sì. Le proprie qualità, per dimostrare di essere quello giusto, capisci?”

La bimba fece sì con la testa sorridendo.

“Ognuno dei pretendenti si presentò con un dono.

Alberto da Carlonia portò un collier di diamanti di straordinaria bellezza. Margarina lo accompagnò nella stanza dei gioielli, lo metterò qui, disse quasi sbadigliando.

Aperta la porta agli occhi di Alberto apparve una montagna impressionante di sfavillanti gioielli.

Gisvaldo di Saccà le porto un bellissimo stallone nero, ne ho altri cinquanta, disse lui fiero.

Lo metteremo nella mia stalla.

Quando lei aprì il portone della stalla più di cento stalloni uno più bello dell’altro apparvero agli occhi del povero Gisvaldo.

Marcotto da Frittona le mostrò le sue arti di combattente facendole dono delle sue armi forgiate dai suoi magici fabbri.

Le metterò nella mia armeria, disse lei. Quindi aprì la porta di una stanza che sembrava un museo delle armi.

Tutte forgiate da abili armaioli. Così, uno alla volta, i pretendenti videro cadere le loro aspettative.”

“Quindi niente principe?” Chiese la piccola.

“Per ultimo si presentò un tipo dai modi un po’ rozzi e semplici ma dallo sguardo sveglio e simpatico, un certo Olivo da… non si sa dove.

Aveva portato con sé una botticella di legno.

Questo è il mio dono per lei, disse timidamente.

Margarina guardò quella misera botticella con sufficienza, cosa contiene? Chiese annoiata. Smeraldo liquido. Rispose lui, vorrei mostrarglielo in sala da pranzo.

Lei lo guardò come si guarda un matto e disse, e sia ormai è ora di mangiare, vada per la sala da pranzo.

Lui sorrise di gioia e aggiunse, prenda posto a tavola, la raggiungo subito. Sparì di corsa con la sua botticella.

La principessa detestava aspettare quando si trattava di mangiare e Olivo tardava ad arrivare.

Quello è tutto matto, magari se n’è andato, smeraldo liquido, mah.

Pensò, e stanca di aspettare batté due volte le mani per chiamare il cuoco. Sorpresa. Con il camice bianco addosso, invece del suo vecchio cuoco si presentò Olivo.

Portava un vassoio con due piatti.

Contenevano una bistecca di manzo e una insalata.

Che scherzo è questo. Non penserà di stupirmi con una semplice bistecca e un po’ di erbetta. Io odio l’erbetta. Dov’è finito il mio cuoco? Chiese stizzita.

Olivo non rispose. Adagiò i piatti davanti alla principessa, poi estrasse un’ampollina dal lungo beccuccio dalla tasca del grembiule e versò un filo di liquido verde smeraldo su entrambe le portate con un movimento circolare.

Sorridente invitò la principessa ad assaggiare.

Lei tagliò spazientita un pezzo di carne, lo portò alla bocca e cominciò a masticare.

Prima velocemente poi più lentamente.

Tagliò quindi un altro pezzo e un altro ancora. I suoi occhi s’illuminavano a ogni boccone.

A quel punto prese la forchetta e inforcò alcune foglie d’insalata dalle quali cadevano gocce di quel verde nettare e le infilò in bocca.

Chiuse gli occhi.

Era la prima volta in vita sua che l’erba le sembrava tanto buona.

Si ricompose. Si pulì la bocca con il tovagliolo, ma prima che lei potesse dire una parola lui aggiunse, aspetti un momento principessa ancora un’ultima cosa. Ormai dovrebbe essere pronto.

Olivo tornò in cucina e ricomparve.

Sul vassoio stavolta c’era un solo piatto contenente fette di pane abbrustolito, ancora caldo.

Vi strofinò leggermente la testa di uno spicchio d’aglio e le ricoprì con lo smeraldo liquido.

Lei strappò con i denti un boccone e cominciò a masticare.

Questa volta non riuscì a trattenere dei mugolii di piacere.

Chiudeva gli occhi ad ogni boccone. Ne spazzolò ben sei fette davanti agli occhi soddisfatti di Olivo.

Ha un nome questo nettare che  chiama smeraldo liquido? Chiese soddisfatta con lo sguardo addolcito. Olio. Rispose lui, semplicemente olio di oliva.

Margarina disorientata si alzò.

Era scossa da quell’esperienza ma non voleva darlo a vedere.

Domani, disse, a mezzogiorno, proclamerò il nome del principe che mi avrà in sposa.

“Allora Olivo ce l’aveva fatta?”

“Aspetta,  aspetta, non correre. La stanza della principessa era sulla sommità di una lunga scalinata di marmo bianco. Le camere dei principi ospiti erano disposte ai lati lungo la scala. Quella notte, vista la presenza a castello di tanti baldi cavalieri, la principessa decise di rinunciare alle due guardie che sulla porta della camera vegliavano al suo sonno e guardavano alla stanza dei gioielli adiacente la sua. L’avesse mai fatto. Durante la notte tre giganteschi e orribili briganti si calarono dal tetto sul balcone della stanza di Margarina.”

“Oh no…” Disse Alessia spaventata.

“La immobilizzarono nel sonno e la costrinsero ad aprire la stanza dei gioielli. Ne riempirono tre sacchi, poi fuggirono giù per le scale lasciando la principessa a terra svenuta.”

“Le avevano fatto del male?” Chiese impressionata la bambina.

“Niente affatto. Stava solo fingendo. Appena i tre chiusero la porta lei si mise a gridare con tutto il fiato che aveva: al ladro al ladro. In un attimo tutti i principi erano sulle scale…”

“Wow ben gli sta a quei briganti.” Disse Alessia entusiasta.

“Già. Purtroppo però quei tre erano veramente giganteschi e uno alla volta, fra pugni e spintoni misero fuori combattimento tutti i principi…”

“ah” disse la bimba delusa.

“Di fronte a loro era rimasto solo Olivo con la sua botticella in braccio.

Loro lo guardarono con compatimento e si misero a ridere.

Lui lanciò la botticella lungo le scale che si ruppe. I tre briganti ridendo grassamente con una spinta lo fecero cadere seduto a terra e ripartirono di corsa…”

“brutti prepotenti.”

“Il liquido verde si era sparso sulle scale di marmo; quando i tre arrivarono in corsa sui gradini oleosi cascarono pesanti a terra gambe all’aria, tramortiti.

Le guardie fecero in tempo ad accorrere e li immobilizzarono.”

“Evviva!” Gridò la bimba.

“La principessa si avvicinò, rimase incantata dalla lucentezza di quel verde liquido e cominciò ad accarezzare gli scalini ricoperti di un velo d’olio.

Tutto bene altezza? chiesero le guardie. Tutto liscio. Liscio come l’olio. E così da allora quando va tutto bene si dice liscio come l’olio.”

Concluse il nonno battendosi le mani sulle ginocchia.

“Si va bé nonno ma… insomma com’è finita?” Chiese impaziente Alessia.

Il nonno sorrise, “La principessa prese dai sacchi dei briganti tre monete d’oro. Le diede una a ognuno e disse alle guardie di lasciarli andare.”

“Ma come?”

“Lei guardo tutti i principi presenti e disse: una principessa può sposare solo un uomo che la sappia difendere. Olivo tu sarai il mio sposo. Gli cinse le braccia al collo e lo baciò.”

“Evviva!” Gridò la bimba entusiasta.

Il nonno rideva soddisfatto. La bimba di colpo si fece seria e smise di gioire.

“Però questa non è una storia vera?”

“Hai ragione. E’ una favola: anche se tutte le favole hanno un fondamento di verità: e poi fanno tanto bene al cuore.”

Ribadì il nonno appoggiandosi la mano sul petto.

“Come l’olio di oliva?!” Aggiunse Alessia.

“E’ proprio sveglia la mia nipotina.” Disse il nonno baciandola in fronte.

“Adesso è ora di tornare a casa o la tua mamma starà in pensiero.”

“Sei sicuro nonno di poter camminare?”

“Sicuro piccola farfallina. Cammino talmente curvo che se anche cado è poca la distanza che percorro e quindi poco il male che mi faccio.

E’ l’unico vantaggio della mia artrosi.” Ciò detto raccolse il suo bastone e s’incamminarono.

“Allora, com’è andata la passeggiata ai giardini papà?” Chiese la mamma di Alessia.

“Tutto liscio.” Disse lui lanciando uno sguardo complice alla bimba.

“Liscio come l’olio!” Ribadirono in coro e scoppiarono a ridere.

Rudy Mentale

 

Melody e il mondo di Armonia

A volte le idee semplici sono le più geniali.

Difficilmente, in questo blog, pubblicizzo cose di altri autori e comunque cose si scarsa qualità ma, questo lavoro di Rudy Mentale è davvero geniale nella sua semplicità; spiegare la musica ai bambini, attraverso una fiaba dove i termini musicali, altrimenti ostici, si trasformano in personaggi fantastici… mi fermo qui per lasciare lo spazio alla scoperta di questa favola.

Non perdertela

Melody e il mondo di Armonia conta 180 pagine, tutte da godere.

Distribuito da Fastbook, Libri diffusi e Cento libri, è prenotabile in qualunque libreria ed è reperibile in rete, sia in carta che in digitale, su tutti i siti più importanti, tra cui Amazon e Ibs.

Tutte le informazioni sul sito di Rudy Mentale: www.rudymentale.it

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